Mercoledì 17 marzo 2010 mattina. Come sempre, quando mi è possibile, accendo il computer e guardo i giornali on-line.
Subito una notizia che trovo nel Corriere della Sera, rubrica Salute, mi colpisce e mi inquieta. Racconta di una sperimentazione che si sta svolgendo in uno dei centri universitari italiani più importanti, il Careggi di Firenze. La sperimentazione avviene nelle sale travaglio e parto dell’Ospedale, quindi coinvolge donne che diventano madri e bambini neonati. Il titolo dell’articolo: “Oppio in sala parto, il dolore scompare” mi lascia incredula ma il sottotitolo: “È un’alternativa all’epidurale e lascia la mamma sveglia. La sperimentazione avviata con successo al Careggi” non mi lascia dubbi: si tratta dell’uso sperimentale dell’oppio, una sostanza che crea dipendenza, per offrire alle donne il parto indolore.
Chiudo il computer e accendo la radio. Una notizia di cronaca racconta di una bambina di 9 mesi, massacrata di botte dai suoi genitori che avevano assunto cocaina.
E non è ancora finita. Nell’arco della giornata apprendo dell’arresto di un guru che, creando forti relazioni di dipendenza con le sue seguaci, abusava sessualmente di bimbe di 10-12 anni e delle loro madri.
Fatti e situazioni lontani, senza alcun legame tra loro? – mi sono domandata. Apparentemente sì, mi sono risposta, altrimenti, spero, i tutori della nostra salute non avrebbero mai permesso l’uso di oppio in una sala parto.
Ma io non posso non collegare le informazioni. È palese che la tematica della seconda e della terza notizia è la dipendenza, una dalla droghe, l’altra da una forte personalità senza scrupoli, magari a sua volta malata.
Ci vedo subito un forte nesso. Non so se direttamente imputabile alla biochimica (bisognerebbe verificare che cosa comporta l’assunzione di oppio in un momento così particolare della vita della donna e del bambino che è quello della nascita e del parto) ma evidente e inquietante sul piano psichico, emotivo e comportamentale.
Il messaggio alla donna: “non puoi partorire con le tue forze”, ”il medico e la siringa dell’oppio ti salvano nei momenti difficili” è una maledizione, una condanna peggiore del “partorirai con dolore”. È un forte invito alla delega, alla dipendenza, alla rinuncia al proprio potere biologico e decisionale.
Non so, ma mi posso immaginare, come ha partorito quella madre che in presenza della figlia di 9 mesi ha annullato la sua volontà e la sua coscienza con forti dosi di cocaina da non riuscire più a proteggere la sua creatura da se stessa e dagli altri. Non so come ha vissuto il suo parto e il dopo, ma sicuramente qualcosa non ha funzionato in quei delicati meccanismi di trasformazione che fanno sì che una donna diventi una madre, che prenda cura della sua creatura, che la nutra a la protegga, che si innamori di lei e che sia disposta a sacrificare tutti e tutto per quello che è il bene di suo figlio.
E così mi posso immaginare che qualcosa non abbia funzionato in quelle madri che, con la coscienza offuscata dalla dipendenza, facevano prostituire le loro figlie dandole in pasto a un uomo malato e senza scrupoli che si definiva un guru. Ripeto, non so come hanno partorito queste donne, né come hanno allattato le loro figlie, ma sono sicura che se fossero state sostenute a partorire naturalmente, a superare con le loro forze il dolore e le difficoltà, ad affidarsi prima di tutto a se stesse e ai loro bambini, a creare un forte legame di affetto e dipendenza che solo con il tempo evolve e si allenta, i due gravi fatti di cronaca non sarebbero avvenuti.
Credo che ci sia un forte nesso tra la costruzione della salute mentale dell’individuo nascente e dei suoi genitori e le modalità con cui vengono assistiti alla nascita. Ritengo particolarmente grave l’uso di tutto quello che crea delega, annulla la volontà, impedisce i processi di crescita, come nel caso della sperimentazione nell’Ospedale fiorentino. Superare il dolore crea potere, aggirarlo può creare mostruosità.
Polina Zlotnik
Ostetrica
Ciao Polina, il mio è stato un parto cesareo e ho scoperto, a distanza di 4/5 anni, che ad un certo punto mi hanno fatto la morfina (cartelle cliniche). Mi sono stupita. Mi sono posta il dubbio che sia di prassi. Voi avete avuto segnalazioni in merito? Buon lavoro per tutto.
Ciao