Madri innamorate e figli che non hanno bisogno di piangere

Scritto da admin il 3 mag, 2011 in La Nascita Naturale | 0 commenti

Nell’intervista rilasciata con l’uscita del DVD ‘Il primo sguardo‘ l’ostetrica Polina Zlotnik narra le motivazioni e le emozioni legate all’ostetricia, ma anche di sogni…

“un sogno che comprende madri innamorate e figli che non hanno bisogno di piangere. Un sogno che comprende strutture sanitarie che mettono al primo posto donne e neonati accolti con amore e con rispetto sin dai primi istanti”

Vorrei iniziare con una domanda personale. Dopo aver visto il dvd Il Primo Sguardo che tu e Silvia Sandri avete realizzato ho pensato che fare l’ostetrica ed assistere le donne al parto in casa debba essere una professione eticamente ed esteticamente stupenda. Come ti sei ritrovata ostetrica?

È vero, è un mestiere bellissimo. Mi permette di stare a contatto con il cambiamento, con la trasformazione. A contatto con la donna che diventa madre, al bambino che nasce, alla famiglia che lo accoglie. Mi permette di accompagnare questo cambiamento, di facilitarlo, di renderlo possibile. Di stare nella semplicità e nella complessità. Per me è un grande privilegio.
Ma credo anche che le donne hanno bisogno delle ostetriche. Hanno bisogno di risposte operative alle loro esigenze di autonomia, di libertà di scelta, di protagonismo. Hanno bisogno di una professionista seria e preparata che le accompagni nella loro avventura di mettere al mondo, le aiuti a riscoprire le potenzialità e le risorse del loro corpo in trasformazione, le competenze del loro bambino. Una professionista che consideri la nascita non come un evento potenzialmente patologico ma come l’espressione di salute sessuale ed affettiva della donna e dalla coppia. Che sia un punto di riferimento per tutti i dubbi, le paure, le crisi di crescita. Che conosca e sostenga la fisiologia, che possa curare e risanare la nascita.

Mia nonna, che ha oggi 72 anni, è nata in casa. Mia madre ha 51 anni, ed è nata in casa. Io ho 29 anni e sono nata in ospedale. Mia madre mi ha raccontato la mia nascita come un evento abbastanza traumatico: il medico che le pratica con troppa forza la manovra di Kristeller, un’emorragia dovuta ad una sutura mal fatta in conseguenza di una episiotomia, e la scomparsa del latte causata chiaramente da tutta questa serie di traumi. Probabilmente se aspettassi un bambino sceglierei, oggi, di partorire naturalmente, magari a casa.
Ad un certo punto della storia, poco meno di 40 anni fa, è diventato praticamente inconcepibile partorire in maniera naturale.

Che cos’è il parto medicalizzato e in che modo è nata la macchina del parto?

Non solo il parto ma tutto quello che è “umano” sta diventando inconcepibile. Ci stiamo allontanando sempre più dalla vera essenza delle cose e lo stato in cui versa oggi la nascita in Italia, con quasi 40% di bambini che vendono messi al mondo con i taglio cesareo, lo dimostra.
Le donne hanno delegato la loro competenza nel partorire al medico, alla tecnologia, all’ospedale. Le ostetriche hanno delegato la loro professionalità, manualità, sapere antico e hanno perso la loro autonomia professionale. La paura, l’ignoranza, l’abuso della tecnologia hanno dato un notevole contributo ma la colpa più grossa io la attribuisco alla sete di potere e di denaro. Sulla nascita è facile lucrare. È facile guadagnare. È il circolo vizioso del aumento di: ignoranza, paura, delega del potere e perdita di competenza che partorisce la macchina del parto aprendo le porte al lucro e ai facili guadagni. Una macchina sempre più grossolana che calpesta tutto quello che c’è di bello, di intimo, di sacro e di umano nella nascita.
Quando ho visto il video Il Primo Sguardo mi sono estremamente emozionata e mi sono lasciata sorprendere, incantare, dalla naturalezza che traspare dalle bellissime immagini di parto in casa riprese. Dato che ancora non ho figli ho immediatamente pensato: ecco questo è quello che voglio per il mio parto e per la nascita di mio figlio!

Ma cosa significa oggi partorire naturalmente?

Partorire naturalmente significa aver fatto un percorso di consapevolezza durante la gravidanza che ti ha liberato dalla paura, che ti ha fatto capire che il tuo corpo sa fare spazio, aprirsi, allargarsi, partorire e richiudersi, mantenendo la propria integrità. Che il tuo bambino, quando sarà pronto, avvierà il parto e il tuo corpo risponderà. Così vi separerete aiutandovi a vicenda per poi ritrovarvi di nuovo in un grande abbraccio. Significa ritrovare la magia, la complessità, il protagonismo. Significa imparare a fidarsi di sé ed affidarsi agli altri, alla vita. Per ognuno, poi, significa cose diverse. Per tutti significa vivere l’amore.

La scelta del parto naturale è una scelta “difficile”? Quali tipo di condizionamenti culturali deve affrontare chi desidera intraprendere questa strada? Dove è possibile trovare sostegno e aiuto?

Si, è una scelta difficile perché ancora di pochi. E noi tutti abbiamo bisogno del consenso sociale, dell’approvazione, del sostegno della nostra famiglia, del gruppo, della società. Tante donne mi dicono che li piacerebbe partorire naturalmente, magari anche a casa però non riescono a prendere questa decisione perché non conoscono nessuno della cerchia dei loro amici, parenti o conoscenti che lo abbia fatto. Allora rinunciano perché non vogliono essere diverse, non vogliono infrangere dei tabù. Non riescono ad allontanarsi dalla visione della nascita come malattia e della delega alla tecnologia come risposta unica e sicura alle paure. Non riescono a vedere il parto naturale, come un processo sano, sicuro, dove semmai, è pericoloso interferire e disturbale. Ma sempre più donne-coppie vanno dietro a loro sentire più profondo e sempre più operatori della nascita rispondono con azioni di sostegno concreto. E molto lentamente si creano nuove forme di aggregazioni, gruppi di pari (gruppi pre e post parto, associazione di donne e di genitori, gruppi per il sostegno dell’allattamento materno, mailing list di discussione in internet) dove le persone si confrontano, si aiutano e si sostengono nelle nuove scelte di diventare genitori, e creano così un nuovo terreno sociale di condivisione di una nuova cultura della nascita.

Nel libretto che accompagna la visione de Il Primo Sguardo Silvia racconta della sua esperienza di parto in ospedale. Dopo il parto il bambino le viene tolto: «Volevo il mio bambino ma non avevo il coraggio di andarlo a reclamare. Dopo mezz’ora mi sono alzata, erano le tre del mattino. Ho iniziato a passeggiare su e giù per il corridoio, ho provato a lasciare il reparto e affacciarmi alla nursery ma non c’era nessuno a cui chiedere e avevo la sensazione che se avessi citofonato mi avrebbero solo sgridato. Mi sono seduta su una poltroncina in una saletta per l’allattamento e mi sono lasciata scorrere addosso sensazioni ed emozioni. Finalmente ho iniziato a vedere i carrellini con i bambini tutti in fila a mi sono messa vicino al letto, trepidante per l’attesa. Ho aspettato parecchio ma non è arrivato, e quindi sono andata a chiedere. “Signora” _ mi ha risposto l’infermiera come se fossi una mezza deficiente _ “Suo figlio sta sotto la lampada! È nato da poche ore! Glielo porteremo a tempo debito”. Non ce n’è stato bisogno perché, quando è arrivato mio marito, abbiamo deciso di firmare la cartella e andare via. Alle nove io e mio figlio siamo saliti in macchina e non siamo più dovuti stare ai comodi di nessuno». Silvia alla fine riesce a riprendere il controllo della situazione e decide cosa vuole veramente per sé e per il suo bambino. Eppure mantenersi forti, salde e sicure di fronte al potere medico è spesso difficile.

Quali motivi ci possono essere alla base della delega a un medico del proprio corpo e delle proprie emozioni?

Prima di tutto l’ignoranza, nel senso di ignorare, non sapere, non conoscere. Non sapere che la madre riesce a scaldare il proprio bambino meglio della culla termica, che è vitale attaccare il bambino al seno nella prima ora di vita e tante altre cose ancora, che oramai la ricerca scientifica ha ampiamente dimostrato.
Poi c’è il particolare stato emotivo in cui si trova la donna appena ha partorito il suo bambino. Anche lei è appena nata madre. È una madre neonata che ha bisogno di guida, di sostegno, di aiuto a fare da sé. Ed è molto aperta verso l’esterno proprio perché deve inserire un bambino nella sua vita, deve allargare i propri confini per contenerlo. E allora crede a tutto quello che le dicono, delega perché non sa di sapere e ha molto paura di sbagliare. Noi operatori non dobbiamo approfittarci di questo stato fisiologico. Il nostro ruolo è aiutarla a fare da sé, renderla competente nel suo ruolo materno.

Che strumenti ha una donna, una coppia, per difendersi da queste aggressioni, intrusioni, illazioni di incapacità, di non autosufficienza?

- informazione
- consapevolezza
- essere accompagnati nel cambiamento
- acquistare fiducia (il feed back della competenza e della fiducia)
- condivisione con una comunità di pari

Conosco giovani mamme mie coetanee che, ossessionate dallo stereotipo culturale della donna dal corpo perfetto e dalla magrezza assoluta, hanno richiesto, subito dopo il parto, di assumere antibiotici a seguito di un banale raffreddore in modo da non dover più allattare al seno: prima si lascia l’allattamento naturale, prima il corpo ritorna magro come prima della gravidanza. Quale percezione della nascita hanno oggi le donne? Si può parlare di distacco dalla natura a livelli incomprensibili anche solo 50 anni fa?
Credo che la voglia di apparire belle, attraenti e desiderabili è legittima per le donne, a maggior ragione per una donna completamente immersa nell’accudimento di un neonato, compito spesso gravoso, che inizialmente può fare paura e creare ambivalenze. Ma una donne che partorisce il suo bambino con un parto spontaneo, riscopre il suo corpo più pieno e rotondo, più femminile, più sensuale. Se ha accettato le trasformazioni in gravidanza, la pienezza, l’abbondanza, la generosità, se è stata accompagnata da una saggia ostetrica a riscoprire la magia del cambiamento, accetterà allora le trasformazioni in puerperio, l’ingrossare del seno, la montata lattea, come cose buone e giuste, come nutrimento per sé e per il suo bambino.

Accetterà allora di nutrire il bambino al seno, così come l’ha nutrito durante la gravidanza con un’altra parte del suo corpo: la placenta.

Anche in Italia si sta diffondendo come prassi il ricorso all’epidurale “per un parto senza dolore”. Anzi buona parte dell’opinione pubblica e delle donne stesse ritiene che questo sia un progresso: una liberazione dal dolore. Secondo Verena Schimdt «l’epidurale è la conseguenza naturale della medicalizzazione progressiva della nascita e ne rappresenta insieme al taglio cesareo l’apice.

Il parto naturale è un parto senza alcun intervento medico, né chirurgico, né farmacologico, né posturale ed è sicuro. L’epidurale indebolisce le donne e i bambini nascenti, il parto naturale le rinforza». Da cosa dipende questa nuova e totale intolleranza al dolore che si sta diffondendo?

- valori e modelli sociali
- paura del bambino
- delega
- mancanza di ostetriche
- non risoluzione del conflitto medico ostetrica

Perché invece il dolore è importante? Cosa porta con sé?

- trasformazione
- esperienza, anche sessuale
- crescita in autostima
- facilità nella relazione con il bambino
- salute

All’inizio del libretto del Il Primo Sguardo si parla di un sogno, “un sogno che comprende madri innamorate e figli che non hanno bisogno di piangere. Un sogno che comprende strutture sanitarie che mettono al primo posto donne e neonati accolti con amore e con rispetto sin dai primi istanti”. Una nascita migliore per un mondo migliore?

Credo profondamente che con ogni bambino che nasce il mondo ri nasce. E il modo con cui facciamo rinascere il mondo dipende da noi. Da come abbiamo accompagnato il bambino, sua madre e suo padre durante la gravidanza, le condizioni che abbiamo creato per il parto, il modo con cui l’abbiamo accolto e accompagnato verso la sua nascita psichica, verso l’autonomia. E il mondo può rinascere sano, sofferente o malato anche se agli nostri occhi spesso ciechi appare bello e perfetto. Proprio come un neonato.

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