Sono nonna!

Scritto da il 17 apr, 2011 in La rubrica dei nonni, Piccole impronte | 0 commenti

Quando mia figlia Valeria, pochi giorni prima della nascita di Elio, mi comunicò la sua decisione, presa di comune accordo con Guido, di partorire in casa, non rimasi sorpresa (quali sorprese può mai riservare una figlia che già anni prima ti ha comunicato la sua decisione di andare in America… in barca!) solo leggermente preoccupata, ma fondamentalmente contenta e serena, fiduciosa che le cose sarebbero andate per il meglio, dato che la sua gravidanza era stata buona, e avevo avuto modo di conoscere le due ostetriche che l’avrebbero seguita nel parto e che mi erano apparse competenti ed esperte, professionalmente più che prepa- rate. I giorni prima del parto sono stati colorati di un’emozione speciale, c’era ansia, ma ansia buona. Lunedì di Pasqua, il 28 marzo del 2005, era una bellissima giornata ed io volli trascorrerla in casa, convinta che gli eventi erano più che maturi; il pomeriggio volli passarlo, per me in maniera insolita, sdraiata sul terrazzo a prendere il sole. Volevo rilassarmi e riposarmi, ma al tempo stesso concentrarmi. Valeria mi aveva detto infatti che teneva al fatto che io fossi presente al parto, che non l’assillassi nel frattempo, e che al momento opportuno mi avrebbe chiamata. La sera alle sette passai da lei e mi disse che le contrazioni erano già cominciate da parecchie ore, ma che secondo lei c’era ancora molto da aspettare e che quindi era meglio se nel frattempo mi distraevo e facevo altro, per ripassare più tardi. C’era una mezza idea con la mia amica Stefania di andare al cinema, ma non me la sono sentita, e anche la mia amica ha preferito che andassimo insieme, in qualche modo, a brindare…

Tornata a casa di mia figlia verso le dieci di sera, le acque si erano già rotte e le contrazioni erano diventate forti. Guido mi è apparso “compreso” nell’evento, ma sicuro e nel pieno dominio di sé, anche perché nel frattempo era già arrivata Polina, che comunicava a tutti una grande tranquillità, pur mantenendosi, volutamente, quasi ai margini e come in disparte, a sottolineare che la protagonista di ciò che accadeva non era lei…

Ricordo invece che in occasione dei miei due parti, che si sono svolti a distanza di dieci anni l’uno dall’al- tro, quindi in condizioni e in tempi molto diversi, lo staff sanitario ha sempre svolto un ruolo dirigenziale e di controllo ed io mi sono sentita una “cosa” passiva, in pratica espropriata di quello che mi stava succedendo, anzi, sarebbe più cor- retto dire, di quello che io stessa stavo facendo, mettere al mondo i miei figli.

Tutto si è svolto in maniera semplice e naturale, anche se il travaglio è stato lungo. Elio è nato alle sei di mattina del 29 marzo, all’alba, esattamente come sua madre. Prima ancora di sentirlo piangere ho visto immediatamente il suo viso e la sua espressione, un’espressione che non dimenticherò mai e che era del tutto “sua”, già definiva la sua personalità e il suo carattere. È difficile descrivere l’emozione di una nonna che vede la sua figliola partorire e nascere il suo primo nipote. Per la prima volta in vita mia ho capito che cosa vuol dire piangere di gioia, perché quando ho partorito io ero troppo occupata e dolorante per farlo.

 

di Patrizia Megale

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