La nascita di Michele

Scritto da admin il 17 mar, 2011 in Il mio parto, Piccole impronte | 0 commenti

Come ho deciso di partorire in casa

A dire il vero non so da dove inizia- re. La prima volta che ho sentito di qualcuna che partoriva in casa ho pensato che fosse impazzita. Poi mi sono detta che nessuna donna sana di mente avrebbe voluto rischiare nel XXI° secolo la salute propria e del proprio figlio e quindi se lo faceva aveva sicuramente i suoi validi motivi. Così, leggendo e rileggendo, ho capito quanto la medicalizzazione del parto sia spesso un processo inutile. Quando mi sono accorta di essere incinta ho cercato un ospedale che fosse orientato al parto naturale e mi sono ben presto convinta che sarei andata a partorire nell’ospedale della mia città natale, benché distante molti chilometri da casa mia, poiché era quello che maggiormente si avvicinava alle mie esigenze di rispetto della naturalità della nascita.

Poi verso la 30° settimana decido di contattare un’oste- trica che mi possa aiutare a gestire il travaglio (vorrei stare il più possibile a casa) e il postparto. Polina, l’ostetrica che contatto, è ben disposta ad accompagnarmi presso l’ospedale prescelto, visto che, alla sua affermazione «io eventualmente seguo le donne anche nel par- to domiciliare» le rispondo «no grazie, preferisco par- torire in ospedale». Inizio a frequentare il suo corso di preparazione al parto e più avanti mi rendo conto che tale decisione ha cambiato tutto il mio modo di pensa- re la nascita di mio figlio. L’ostetrica mi consiglia anche di visitare un ospedale più vicino a noi, come seconda possibilità. Lo trovo, ne rimango molto soddisfatta e con mio marito decidiamo di andare lì. Pochi giorni dopo però, al corso preparto, dal racconto di una nasci- ta avvenuta nell’ospedale prescelto, intuisco che le modalità di assistenza al parto potrebbero non rispondere alle mie esigenze di un VERO “parto naturale”. Ho l’impressione che l’atteggiamento del personale ospedaliero potrebbe non essere uniforme e che potrei essere assistita non secondo le mie esigenze ma in base a quelle del medico o dell’ostetrica in turno. Entro in crisi: e adesso che faccio? Quell’ospedale mi era piaciu- to molto di più del precedente, adesso tornare sulle mie decisioni sarebbe psicologicamente impossibile. Io da tempo mi sono lasciata affascinare anche dall’idea del parto in casa, ma mio marito non è mai stato convinto. Quella sera, vedendo il mio sconforto, mi dice:«Per me possiamo anche stare a casa, basta che tu sia tranquil- la». Non credo alle mie orecchie, ma nello stesso tempo ormai sono talmente confusa da non essere più in gra- do di prendere alcuna decisione. Parlo con l’ostetrica e lei mi dice che non devo decidere niente, la cosa miglio- re da fare è di organizzarsi anche per il parto in casa e poi vedere al momento cosa mi sento di fare.

Ed eccoci arrivati al momento fatidico: lunedì ore 5.00 del mattino, mi accorgo di avere perdite acquose piutto- sto abbondanti, ma non realizzo subito cosa siano (sono a 38 settimane). Mi rimetto a letto, le perdite continua- no, quindi alla fine capisco e sveglio mio marito dicen- dogli che penso si sia rotto il sacco. Lui mi chiede cosa bisogna fare, rispondo che credo al momento non si debba fare niente, soltanto aspettare. Così aspettiamo fino alle 8.00 e poi avverto Polina. Le mie uniche paure in questo momento sono il rischio di infezioni e il pro- lasso del cordone. Alla visita lei mi spiega che per il rischio di infezioni abbiamo quarantotto ore di tempo prima di dover andare in ospedale e per il prolasso non c’è pericolo perché la testa è bassa e quindi fa “da tap-

po”. Nel frattempo inizio ad avere qualche contrazione, ma sono leggere e piuttosto distanziate. Durante la mat- tina le contrazioni aumentano di forza e di intensità, sembra che il travaglio stia avviando. Invece dopo pran- zo il travaglio che sembrava avviato si ferma. Ho pochis- sime contrazioni, sempre meno frequenti e intense. Aspetto, cerco di muovermi, ma niente. Decidiamo così di uscire a fare una passeggiata con la nostra cagnolina nella speranza che il movimento aiuti la ripresa del travaglio, ma non funziona. Entro in crisi. Senza accorger- mene sono già passate dodici ore dalla rottura del sacco e io ho sempre più paura di dover andare in ospedale e che lì mi faranno l’induzione. Chiamo l’ostetrica, le chiedo se possiamo controllare il battito di Michele per farmi stare tranquilla e così andiamo da lei. Passiamo un po’ di tempo insieme, camminiamo in giardino, giochiamo con il nostro cane. Il battito di Michele è regolare, la cosa mi rassicura. Le contrazioni riprendono di nuovo, ma mi sembrano ancora irregolari e gestibili. Decidiamo quindi di tornare a casa e nei dieci minuti di viaggio ne avverto due molto forti soprattutto nella parte lombare. Appena il tempo di salire in casa e il mio travaglio “esplode” in maniera improvvisa e repentina. Ad ogni nuova contrazione ho fortissimi dolori alla schiena, capisco subito di aver bisogno di costanti massaggi e riesco a stare sdraiata soltanto tra una contrazione e l’altra, mentre nella fase acuta devo stare in ginocchio appoggiata a qualcosa. Arriva Polina e più tardi arriverà anche Sofia, una seconda ostetrica. Polina mi propone di entrare in vasca. Accetto, ma riesco a starci solo un’ora perché ad ogni contrazione mi devo girare per farmi massaggiare la schiena e nella vasca non riesco a muovermi bene. L’unica cosa che mi dà sollievo, vista l’intensità e la frequenza dei dolori, è pensare che sono a casa e posso fare quello che voglio. Continuo a pensare che se fossi stata in ospedale e per un motivo qualsiasi mi avessero fatto sdraiare su un letto, sarei impazzita dal dolore. Qui invece posso stare carponi, ad occhi chiusi, la luce soffusa e mio marito che mi massaggia costante- mente, in questo modo riesco a respirare e cercare di assecondare il dolore. Quando esco dalla vasca mi accorgo che l’ostetrica ha già preparato tutto: luce soffusa e una montagna di cuscini sul letto per potermi appoggiare nella posizione più comoda. Non c’è dub- bio: questa donna è un angelo! Mi visita, dice che sono a otto centimetri circa, ma è andato tutto così velocemente che stento a crederci e chiedo se per caso mi devo dilatare ancora di otto centimetri! Mi rimetto in ginoc- chio appoggiata ai cuscini e da lì non mi muoverò più fino a che Michele non sarà nato. I dolori sono veramente intensi e difficili da gestire, ho bisogno di continui massaggi, mi gira la testa, mi sembra di svenire. Sta andando tutto talmente in fretta che non riesco a realizzare. Nella mia mente continuo a ripetermi che siamo soltanto all’inizio che devo cercare di trovare le forze perché la notte è ancora lunga. Me lo dico perché sono già estremamente provata e non voglio convincermi di essere in dirittura d’arrivo (se così non fosse ho l’impressio- ne che non resisterei). All’improvviso sento un bruciore fortissimo. So che è la testolina che sta per uscire, ma quasi non ci voglio credere. Alla contrazione successiva l’ostetrica mi dice di non spingere, provo un’incredibile sensazione di bruciore e poi mio marito mi dice che la testa è già fuori!! Io non capisco più niente, non riesco proprio a realizzare, arriva un’altra contrazione, nuovamente la sensazione di bruciore, di qualcosa che scivola fuori e poi sento la vocina di Michele che emette un timido vagito come per dire: “sono qui!”. Lentamente mi giro e finalmente lo vedo! È lì, steso sull’asciugamano caldo che gli avevamo preparato, nella penombra…è il mio miracolo! Lentamente mi sdraio, Polina lo avvolge nell’asciugamano e me lo porge. Rimaniamo così per un’ora circa, durante la quale senza nessuno sforzo riesco ad espellere la placenta e poi mi vengono dati alcuni pun- ti, molto pochi (credo di aver spinto troppo forte, pro- prio per quello l’ostetrica mi aveva detto di non spinge- re, il bimbo stava già facendo tutto da solo!). Durante tutto il tempo tengo Michele in braccio attaccato al seno, non mi sembra vero! Sono a casa mia, nel mio letto, in penombra, senza estranei intorno, soltanto le ostetriche, mio marito, la nostra cagnolina (che alla nascita ha accolto Michele con una leccatina!) e lui! Michele è appena venuto al mondo ed è già a casa sua con mamma e papà! Lui è tranquillo e si fa coccolare, gli facciamo il bagno, poi lo vestiamo e, quando tutti se ne vanno, finalmente ci addormentiamo con il nostro cucciolo nel lettone in mezzo a noi… mi sembra un sogno!

La nascita in casa è stata una manna dal cielo per noi e anche per Michele. Abbiamo visto subito i progressi che di minuto in minuto faceva, proprio perché eravamo sempre insieme e non abbiamo vissuto alcun momento di separazione. La nostra presenza costante ha avuto notevoli benefici sulla sua tranquillità e sulla sua serenità, perché in ogni momento eravamo con lui a coccolarlo e rassicurarlo. Grazie a questo approccio estremamente spontaneo abbiamo vissuto la sua nascita con estrema naturalezza e infatti dopo un giorno e mezzo eravamo già tutti insieme a passeggio! Le nostre giornate sono continuate a scorrere tranquillamente e noi abbiamo avuto l’impressione che Michele fosse da sempre nella nostra vita!

 

di Francesca Mancini

 

 

 

 

 

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